Un angolo di paradiso perduto a due passi dal lago di Lesina
[video 1 / video 2 / DOSSIER INCENDI di Nuova Ecologia]
di ALESSANDRO PIVA (Regista, da Repubblica Bari di oggi)
È STRANO il modo in cui ci innamoriamo di un luogo. A volte perché te ne parla un amico che ti ci predispone, oppure perché ti ci sei fermato durante un viaggio. Altre volte perché ci sei nato o cresciuto. Ma la località di cui parlerò l´ho vista per la prima volta dall´alto, precisamente dal finestrino di un aereo, e prima non sapevo nemmeno che esistesse.
Ero su un volo di linea Venezia-Brindisi e, insolitamente per me che preferisco la comodità del corridoio alla curiosità del finestrino, avevo scelto il finestrino lato destro. Volevo provare a riconoscere i vari centri costieri pugliesi, in quella lunga e morbida discesa che l´aereo compie prima dell´atterraggio. Era un ferragosto di un paio di anni fa e la costa adriatica risaltava con un ininterrotto brulicare di puntini colorati. Potevo immaginare sotto di me una processione sudaticcia di pelli lucide di creme, castelli di sabbia, ombrelloni, ciabatte.
A un certo punto ho notato una striscia bianca, priva di formichine. Immacolata. A incorniciare questa terra così speciale c´era un bel mare azzurro da una parte, uno specchio d´acqua dolce dall´altra. Ho fatto due più due: l´aereo sorvolava il lago di Lesina. Poco oltre il lago di Varano, quindi l´imponente promontorio del Gargano.
Qualche tempo dopo sono riuscito a tornarci e stavolta, come dire, coi piedi per terra, grazie all´aiuto di Concetta De Nucci, per gli amici Titti, una psicologa che abita da quelle parti e che mi ha fatto volentieri da guida quando ha appreso della mia curiosità per quello che gli abitanti della zona chiamano "l´istmo". In effetti è questa una landa incorniciata dall´acqua, il mare e il lago innanzitutto, ma anche i canali di Acquarotta e Schiappàro a delimitarlo in lunghezza. Questo primo approccio a Bosco Isola, così si chiama la località, è avvenuto in inverno: non si udiva nemmeno il batter d´ali di una farfalla. A parte un curioso suono, come di tamburi tribali. Dopo una prima incertezza ci siamo avventurati nella boscaglia. Siamo arrivati in una radura, dove un giovanotto aveva montato - nel bel mezzo del nulla! - una batteria con cui si esercitava a suonare accompagnato dallo stereo della sua auto, il volume sparato al massimo. Per non dare fastidio a nessuno era venuto lì a provare lo strumento appena comprato. Non solo non ha dato fastidio ma ci ha regalato un momento suggestivo e divertente.
All´inizio dell´estate ho avuto modo di tornare a Bosco Isola, stavolta coi miei due pargoli. Dopo un piccolo safari con un´auto abbastanza alta da sopportare le buche e che ha tanto fatto divertire Augusto e Leone, siamo arrivati a destinazione. Abbiamo lasciato la macchina e abbiamo affrontato la meravigliosa macchia mediterranea che separa il mare dal lago, fiori e arbusti mai visti. Attraversate le ultime maestose dune ci siamo ritrovati su una vasta lingua di sabbia finissima. Una sensazione assoluta di libertà e solitudine.
Il mare delle Tremiti di fronte a noi, a poche decine di metri il suono di campanacci di un´indisturbata mandria di vacche, le cosiddette podoliche - libere al pascolo proprio sulle dune - e più a sud la ruggine di un mercantile arenato sulla sabbia un paio di decenni fa. È stato il primo bagno della stagione. I miei figli hanno giocato per ore dimenticando per una volta i cartoni animati e tutto il resto, in un´atmosfera distante anni luce dal mondo civilizzato. Che per inciso non ci mancava per niente.
Ecco l´impressione che ancora aleggia nella mia testa. Uno tra i pochissimi scorci della nostra regione rimasti sostanzialmente intatti per un tratto di costa non residuale. Vivo e vitale anche senza gli uomini e il loro brusio. Un pezzo di Puglia che non si scorda facilmente, per nostra fortuna dichiarato Parco nazionale prima che qualcuno vi allungasse sopra le mani. Che resti così per sempre, è chiedere troppo?
* * *
Avevo scritto queste righe circa un mese fa. Ora non oso tornare a Bosco Isola. È passato così poco tempo ma già tutto è cambiato. Un incendio quasi certamente doloso ha devastato un´importante porzione di macchia, e i lavori di smantellamento del mercantile arenato sulla spiaggia, evidentemente condotti con scarsa perizia, hanno procurato danni evidenti alle acque e alla battigia circostanti. Me ne rendo conto grazie alle denuncie pubblicate sulla rete. Fatta una breve ricerca ho anche trovato i documenti filmati da un meritorio ambientalista locale. Ho cliccato sull´indirizzo http://www.youtube.com/watch?v=ydLqvFSTZ94 e con sgomento ho visto scorrere un paesaggio lunare dove prima c´erano meravigliose varietà boschive; in prossimità della nave sventrata, il mare aggredito da una melma come di catrame. Evidentemente chiedere di preservare il nostro territorio, soprattutto in certe zone, è davvero chiedere troppo.
(info@piva.it)
Template by splinder.com