giovedì, 04 gennaio 2007

Intervista ad Al Gore. Anteprima da La Nuova Ecologia di gennaio

copertina de la nuava ecologia gennaiodi KATIA IPPASO

Con Al Gore è difficile interrompere il filo di un discorso che parte da lontano con l’ambizione di spingersi dove la politica non si spinge mai: il destino dell’umanità. Il rivale a cui Bush scippò lo scettro nel Duemila, parla con ragionata passione dell’emergenza planetaria e anticipa a La Nuova Ecologia alcuni degli argomenti dibattuti in An inconvenient truth, il film di cui è l’indiscusso protagonista: diretto da David Guggenheim e distribuito dalla Universal pictures Italy, uscirà nelle sale italiane il 19 gennaio.

Ha definito An inconvenienth truth un film d’azione. Perché?
L’ho detto in parte per gioco, in parte seriamente. Mi piace definirlo un film d’azione perché ha l’obiettivo di spingere la gente a prendere subito dopo averlo visto delle decisioni.

Lei sostiene un’idea della democrazia come diffusione della conoscenza: è in questa logica il corso di formazione sulla conferenza relativa all’ambiente?
Sì, negli Stati Uniti sto formando diversi giovani affinché possano portare in giro il mio show, ciascuno a proprio modo. Ho fatto la stessa cosa in Spagna. Il legame tra conoscenza e democrazia è la più grande sfida che siamo chiamati ad affrontare. Sto dedicando la gran parte del mio tempo a questa questione, che reputo cruciale. Il mio obiettivo è quello di estendere il più possibile l’abilità a partecipare a discussioni sulla politica, così che l’individuo possa sentirsi veramente parte della comunità democratica.

Secondo lei ambientalismo e capitalismo non sono in contraddizione. Può dirci perché?
Non è vero che la protezione dell’ambiente crea danni all’economia perché l’inquinamento significa perdita. Allo stesso modo un business inefficiente, male organizzato, fa fare un passo indietro. Le più avanzate tecnologie possono aiutarci a evitare proprio perdite e sperperi. Purtroppo è naturale continuare a fare le cose nel solito vecchio modo, senza considerare i benefici del cambiamento. Il fatto è che possiamo risparmiare danaro e rafforzare l’economia proprio riducendo l'inquinamento. Non ci sono più scuse per non farlo.

La versione integrale su La Nuova Ecologia

postato da: gargano alle ore 18:31 | link | commenti
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giovedì, 21 dicembre 2006

«Questo disco è nato in una baia del Gargano»

Gianmaria Testa racconta «Da questa parte del mare» il concept album che presenterà oggi e domani in Puglia

Gianmaria testaBARI - Da questa parte del mare è nato proprio da questa parte del mare, su un piccolo pezzo di costa fra Vieste e Peschici, una quindicina di anni fa. «Nel '91 ero in vacanza in Puglia, a Manacore, una piccola baia del Gargano. Ero in spiaggia quando un peschereccio ha scaricato qualcosa su un gommone attraccato in riva. Dentro ci abbiamo trovato due africani». Gianmaria Testa racconta così il suo primo contatto fisico ed emotivo con il dramma dei popoli migranti. Una scintilla che ha dovuto agitarglisi dentro per molti anni, prima di prendere forma di racconto. In musica.
Già, perché Da questa parte del mare è proprio un racconto: undici canzoni per accompagnare le tappe d'un viaggio, dalle coste d'Africa fino a una qualche spiaggia a pochi metri da noi, e poi nei nostri luoghi, sulle nostre strade, fra le nostre offese. Gli anglofili lo chiamerebbero concept album, per Gianmaria Testa è un disco «fuori tempo massimo». Che il cantautore piemontese proporrà domani sera dal vivo nella chiesa di San Sabino, a Bari, per il festival «Le voci dell'anima», accompagnato dal suo quintetto e con la partecipazione dell'amico Erri De Luca.
Perché lo definisce un disco fuori tempo massimo?
«Lo è dal punto di vista della commerciabilità. In un'epoca caratterizzata sempre più dall'usa e getta, fare un disco così è forse un po' in controtendenza. Avevo in mente bellissimi dischi a tema di De André, come Storia di un impiegato o La buona novella. Non so se per lui sia stato facile, per me è stato un lavoraccio».


postato da: gargano alle ore 12:48 | link |
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