di KATIA IPPASO Gianmaria Testa racconta «Da questa parte del mare» il concept album che presenterà oggi e domani in Puglia
BARI - Da questa parte del mare è nato proprio da questa parte del mare, su un piccolo pezzo di costa fra Vieste e Peschici, una quindicina di anni fa. «Nel '91 ero in vacanza in Puglia, a Manacore, una piccola baia del Gargano. Ero in spiaggia quando un peschereccio ha scaricato qualcosa su un gommone attraccato in riva. Dentro ci abbiamo trovato due africani». Gianmaria Testa racconta così il suo primo contatto fisico ed emotivo con il dramma dei popoli migranti. Una scintilla che ha dovuto agitarglisi dentro per molti anni, prima di prendere forma di racconto. In musica.
Già, perché Da questa parte del mare è proprio un racconto: undici canzoni per accompagnare le tappe d'un viaggio, dalle coste d'Africa fino a una qualche spiaggia a pochi metri da noi, e poi nei nostri luoghi, sulle nostre strade, fra le nostre offese. Gli anglofili lo chiamerebbero concept album, per Gianmaria Testa è un disco «fuori tempo massimo». Che il cantautore piemontese proporrà domani sera dal vivo nella chiesa di San Sabino, a Bari, per il festival «Le voci dell'anima», accompagnato dal suo quintetto e con la partecipazione dell'amico Erri De Luca.
Perché lo definisce un disco fuori tempo massimo?
«Lo è dal punto di vista della commerciabilità. In un'epoca caratterizzata sempre più dall'usa e getta, fare un disco così è forse un po' in controtendenza. Avevo in mente bellissimi dischi a tema di De André, come Storia di un impiegato o La buona novella. Non so se per lui sia stato facile, per me è stato un lavoraccio».