venerdì, 06 luglio 2007

Ipocomunicazione ambientale e FestAmbienteSud

di Federico Ceschin

Anche l'ultima volta che sono salito a bordo di un treno avevo con me le riviste ed i quotidiani che accompagnano sempre i miei spostamenti. Alcuni tra questi, pur lasciati sul sedile accanto, "comunicano" agli estranei i miei interessi e -- ancor più -- i valori che contraddistinguono un'esistenza spesa ad alimentare competenze e professionalità da porre al servizio della P.A. sul fronte della sostenibilità dello sviluppo. Il signore che siede di fronte a me, sogghigna: lo scopro varie volte, più motivato dalla noia del viaggio che malevolo, a guardare le varie pubblicazioni e gli inviti a convegni che intasano la mia casella, appena vuotata nel vicino ufficio postale, di fronte alla sta-zione della minuscola frazione di provincia in cui mi sono relegato per rifuggire i ritmi della città. "Ma cosa avete ancora da dire, in tutti questi convegni?", mi chiede ad un certo punto. "Sono vent'anni che la menate con i catastrofismi, con gli appelli più o meno accorati, speculando su ogni disgrazia...".
Per chi conosce la mia natura, non è un mistero quanto ritenga inopportuno mettermi a discutere con gli sconosciuti senza altro pretesto che il tempo da far trascorrere su un mezzo pubblico. Ma le deduzioni che hanno condotto il gentile signore ad un attacco frontale meritano rispetto, o almeno ascolto: "Non fate più notizia!", conclude.

Tornato solo, trovavo i miei pensieri catapultati nuovamente al punto di partenza, quando la rivoluzione del pensiero globale era ancora di là da venire, la comunicazione non era ancora una disciplina (in Italia, per alcuni aspetti, non lo è ancora) e le tematiche ambientali riuscivano a "forare" il muro impenetrabile dei media quasi soltanto in negativo, quando la natura offriva segni evidenti di ribellione ad un modello di sviluppo senza presente né futuro.
Mille ricordi: petizioni, manifestazioni, referendum, occupazioni, timidi tentativi editoriali, tutti spazzati via dall'era di Internet, ora che sembra sufficiente un forum oppure una mailing list per sensibilizzare e mobilitare grandi numeri di persone.
Ma che ne è stato di noi e delle nostre "battaglie"? Possiamo davvero dire che appartengano al passato? Trascorso questo tempo, siamo in grado di giudicarle per ciò che hanno rappresentato nella generazione di una nuova più ampia responsabilità sociale? Possiamo misurare o rappresentare verosimilmente il loro impatto sulle dinamiche dello sviluppo, almeno in ambito locale?

Mentre penso a tutto questo, che forse non merita lo spazio della pubblicazione, nemmeno virtuale, proseguo in treno la lettura dei miei quotidiani. Sfoglio le pagine in cerca di notizie che non trovo. Cronaca nera, cronaca rosa, cronaca politica (che ormai è un mix delle prime due) e cronaca internazionale: finalmente troverò qualcosa sul G8...
Poco o nulla. I Grandi del pianeta si incontrano per parlare -- tra l'altro -- di mutamenti climatici, ma al lettore non arriva nulla più di qualche modesta espressione di soddisfazione degli ambientalisti di fronte ad una "bozza" programmatica che rinvia al 2050 l'abbattimento delle emissioni di anidride carbonica. Entro quella data probabilmente non ci sarò più, ma scommetto sin d'ora che riusciranno a posticipare gli impegni, se anche quella "bozza" dovesse diventare un atto ufficiale (se perdo la scommessa, saprete dove venire a cercarmi ma non so se potrò onorare il debito).
Sono dunque diventato più disfattista del signore che nel frattempo è sceso dal treno?
Vorrei credere di no. Ma rimane il fatto che su Internet (e solo su Internet) avevo finito di leggere non più tardi di qualche sera prima il dossier della WMO -- l'Organizzazione Mondiale della Sanità, agenzia delle Nazioni Unite -- sui livelli di inquinamento delle città italiane. Le quali risultano essere le più inquinate d'Europa, con livelli di polveri fini da panico, il cui effetto è responsabile di ottomila o diecimila morti ogni anno, con un trend in aumento. Il treno che mi trasportava a Milano mi avrebbe consegnato ad una periferia in cui il livello di pm10 è dieci volte superiore alla soglia tollerabile! Altro che 2050...

E quindi? Sono forse io un allarmista? E' l'Organizzazione Mondiale della Sanità a fare del terrorismo? Oppure sono i giornalisti troppo impegnati a seguire i vari reality che la cronaca propone per segnalare questi dati alla pubblica opinione? E i governi cosa fanno? E le amministrazioni locali? Alternano le targhe per rimpinguare le casse comunali con qualche sanzione amministrativa in più e riuscire a pagare le rate delle nuove auto blu?

Tra meno di un mese si alzerà il sipario, è il caso di dirlo, su FestAmbienteSud: un appuntamento molto importante per proseguire un percorso di sensibilizzazione sui temi della sostenibilità dello sviluppo, anche e soprattutto nel Mezzogiorno, che pur ancora non soffre concentrazioni di pm10 da paura, ma che deve fare i conti quotidianamente con il presidio del territorio per evitare nuovi scempi.
Agli organizzatori il mio personale invito: fate che il sipario non si abbassi! Mai più!
La cultura è l'unico strumento possibile per far fronte alla inconsapevolezza della pubblica opinione ed alla insipienza di chi la dovrebbe informare e governare: venga il teatro, venga il jazz, vengano i convegni ed i concerti. Non soltanto per colorare qualche giorno la meravigliosa cornice di Monte Sant'Angelo ma per aiutare la cultura popolare e rurale che ancora resiste a testimoniare indelebilmente la propria grande lezione di civiltà.

Sono certo che questo è lo spirito che anima i responsabili della festa, da molto prima che scriva queste righe. Nell'augurare buon lavoro, posso soltanto aggiungere -- con il consueto pragmatismo che contraddistingue il mio orientamento ai risultati -- che mi piacerebbe tornare a vedere un po' di sano movimentismo ambientalista, quello che in molte altre occasioni è risultato capace di smuovere le coscienze.E quindi propongo che la festa sia motivo per Legambiente di presentare alle istituzioni locali del Gargano una sorta di protocollo di intesa contenente un unico microscopico impegno: attivare politiche premianti delle iniziative volte ad allungare la stagione turistica ed a consentire che una parte dell'economia che ne deriva possa andare a beneficio dell'entroterra, delle produzioni tipiche ed artigianali di qualità, sottraendo peso alla presunta "economia" del cemento. Il Gargano, visto da Roma, da Milano o da Venezia, non ha bisogno di aumentare la ricettività per spremere di più i turisti nei mesi estivi, quanto di ammaliarli e vezzeggiarli in tutte le stagioni dell'anno con l'immenso patrimonio paesaggistico, naturalistico, culturale, tradizionale e persino spirituale di cui è scrigno.

postato da: gargano alle ore 05:06 | link | commenti
categorie: lettera, festambientesud